Commentario al Bodhisattvacharyavatara cap. VIII° stanza 47

Durante l’incontro dello  scorso febbraio H.E. Tsenshap Serkong Rinpoche II  ha commentato la strofa numero 47 dell’VIII° capitolo del Bodhisattvacharyavatara , meraviglioso testo del Maestro Shantideva video dell’incontro

…Poichè  a me piacciono i film sugli zombies, e  Shantideva, in questo passaggio,  sta parlando degli zombie, la considero una  parte molto interessante.
È come se dicesse  che noi ci spaventiamo se un   un cadavere si sveglia, ma non abbiamo paura di una persona che è  al cento per cento afflitta  da emozioni negative, che talvolta  potrebbe essere un miliardo di volte peggiore  di  una creatura come uno zombie. Credo sia un buon  modo di intendere questo paragone, cioè questo tipo di comparazione.  Shantideva in questa strofa  porta avanti il dibattito. Ma sentiamo cosa dice Gysltsab Je nel suo Commentario  a proposito della  strofa numero 47: 
“Se si scappa per paura solo perché si vedono  degli scheletri immobili nel cimitero, allora perché non si ha paura quando li si vede  muovere come  zombie, spinti da da un qualche motivo, mentre sono corpi vivi? Avendo pensato in questo modo è opportuno  averne paura come fossero degli zombies e non è invece opportuno provare attaccamento verso di loro.
A me piace il modo in cui Shantideva dibatte su  questo tema, perché [Shantideva] è così acuto nel portare  le argomentazioni nel dibattito, per farci comprendere che non c’è veramente nulla a cui attaccarsi!
Quindi, la maggior parte delle  persone che sono profondamente innamorate o che hanno un grande attaccamento verso qualcun altro, alla domanda: “ perché amate così tanto questa persona?”, risponderanno che  la ragione è perché è molto bella, è molto attraente, e così via. Ma questa attrazione, questa bellezza, derivano dal fatto che  stiamo etichettandola. Shantideva, qui, sta prendendo in considerazione una parte, poi un’altra parte, e arriva al punto in cui si comprende che tutto ciò  che dice è effettivamente vero, ma è difficile da accettare,  la parte difficile, sta proprio nel non  riuscire ad accettare questa verità. Il problema è  che bisogna  avere un quadro  più ampio,  un’immagine più ampia  che non avete mai visto in questo modo.
Perciò, una volta che si riesce a sviluppare questo tipo di idea e ce ne rendiamo  conto, diremo: “Caspita, è giusto, però non riesco ad accettarlo!” Allora, come  secondo passo, la  mente inizierà ad essere maggiormente pronta a diventare più ampia. Ma di solito non riusciamo a farlo.
Quindi il problema è che se  amiamo una persona o  siamo a lei tanto attaccati, quando  succede qualcosa ci sentiamo  completamente persi, isolati, a volte pensiamo anche: “Che senso ha  che io resti in vita?” Tutto ciò sorge con forza perché eravamo bloccati in quella relazione. 
Questo modo di  meditare, invece, è molto raccomandato. 
Una volta  Sua Santità ha detto molto  chiaramente, in uno dei suoi insegnamenti, che questo modo di meditare sulla bruttezza del corpo umano è una pratica che non è raccomandata ai bodhisattva. Vi ricordate?  Più che altro è  raccomandata agli Arhat. 
Qua, invece, vediamo che Shantideva sta presentando questa pratica, questo modo di meditare, all’interno di un testo che è “Impegnarsi nella Condotta del Bodhisattva“, quindi  perché è connessa alla pratica del bodhisattva, alla condotta del bodhisattva?
Di solito noi parliamo di bodhicitta e su come ridurre l’egoismo . Ma prima di prendere in considerazione  questa mente,  il problema che dobbiamo affrontare riguarda l’attaccamento al sé.
Una volta che il bodhisattva vede che l’attaccamento a sé è un problema, allora vedrà che anche   l’egoismo è un problema. Questa è la connessione.  
Il bodhisattva che vuole arrivare a rafforzare veramente bodhicitta, deve portare avanti questa pratica, la meditazione, come stiamo vedendo ora in questo capitolo. Questo  è il capitolo della meditazione, e il focus principale è proprio bodhicitta. Ora, che cosa ci allontana e ci fa distrarre dalla concentrazione? È proprio l’attaccamento  al sé. E come pensiamo di eliminare l’attaccamento al se?
 Allora, il buon cibo, la musica o così via non sono poi così importanti, la cosa più importante per noi sono  le sensazioni, le sensazioni  a livello del contatto fisico…

Ricordiamo che queste trascrizioni sono fatte da studenti e non sono revisionate dal Maestro

Commentario al Bodhisattvacharyavatara cap. VIII° stanza 47

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